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(John Stuart Mill, Saggio sulla libertà). ABSTRACT In light of petitions for independence in recent years, the author addresses the Venetian issue whose consequence has been the approval of a regional law that organizes a referendum both on autonomy and independence. Luca Zaia, the president of the Veneto region, is encouraging the Venetian community to sustain the process for reaching the autonomy, and he wants the referendum to be held in any case. In fact, the Statute of Veneto region provides for an advisory referendum. The Italian Constitutional Court recently ruled that a referendum on the autonomy issue must be allowed, even though the referendum on independence was declared to be in conflict with Article 5 of the Italian Constitution. The author analyzes the relationship between Articles 5 and 10 of the Constitution, explaining how, in the past, the Italian governments neglected the indivisibility principle. With respect to the international principles that recognize inalienable rights to individuals and populations, he highlights the necessity of automatic compliance of the national laws, even of those that belong to the Constitution. He criticizes the rulings of the Constitutional Court, on the basis of the new international and transnational law that protects the right of self-determination, even preempting the national law. He describes the reasons why the Venetian population must be considered a community, given its own history, culture, language, and in particular its strong awareness of identity. The author concludes that the right of self-determination has to be recognized for the Venetian community. 1. La Questione Veneta Le vicende dell’attualità e i precedenti specifici pongono all’attenzione dei media un fermento autonomista ed indipendentista che scuote il Veneto e ne pone in discussione la stessa appartenenza allo Stato italiano. Il 17 marzo 2016 il Presidente della Giunta regionale, Luca Zaia, annuncia l’invio al Governo di Roma di una lettera con la quale avvia formalmente il negoziato per l’effettuazione del referendum per l’autonomia del Veneto, referendum che il Presidente Zaia dichiara di voler comunque celebrare e per il quale è in corso la mobilitazione degli Stati Generali del Veneto. Questa iniziativa costituisce il culmine di un percorso iniziato il 5 maggio 1992 con l’approvazione della legge regionale destinata ad attivare un procedimento di revisione 8 costituzionale per ottenere una maggiore autonomia. Interviene la Corte Costituzionale, che con la sentenza 470/19921 dichiara la legge costituzionalmente illegittima sulla scorta del principio per cui il procedimento di formazione delle leggi dello Stato ?viene a caratterizzarsi per una tipicità che non consente di introdurre, nella fase della iniziativa affidata al Consiglio regionale, elementi aggiuntivi non previsti dal testo costituzionale e suscettibili di “aggravare”, mediante forme di consultazione popolare variabili da Regione a Regione, lo stesso procedimento?. L’8 ottobre 1998 il Consiglio regionale Veneto vara una nuova legge indicendo un referendum consultivo in merito alla presentazione di proposta di legge costituzionale per l’attribuzione alla Regione Veneto di forme e condizioni particolari di autonomia. Anche in questo caso la Consulta, con la sentenza n. 496/20002, dichiara l’illegittimità costituzionale del provvedimento regionale, ribadendo il divieto che il ?corpo elettorale regionale? possa farsi ?portatore di modificazioni costituzionali?, atteso che la legge regionale intende assegnare al referendum una funzione propulsiva e per di più riservata ad una sola frazione del corpo elettorale ?quasi che nella nostra Costituzione, ai fini della revisione, non esistesse un solo popolo, che dà forma all’unità politica della Nazione e vi fossero invece più popoli?. La vicenda che oggi ci occupa inizia il 28 novembre 2012, allorché il Consiglio regionale Veneto approva in seduta straordinaria la Risoluzione 443, con la quale impegna il suo Presidente ed il Presidente della Giunta ad ?avviare urgentemente con tutte le Istituzioni dell’Unione europea e delle Nazioni Unite le relazioni istituzionali? per garantire l’indizione di una consultazione referendaria ?al fine di accertare la volontà del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione sino anche alla dichiarazione di indipendenza?. Tra il 16 ed il 21 marzo 2014 si tiene una consultazione on line, organizzata da un comitato civico; l’esito, con una schiacciante maggioranza, è favorevole all’indipendenza del Veneto. In questo clima di mobilitazione di ogni espressione della società veneta, il Presidente della Giunta istituisce una Commissione (composta dall’Avv. Luca Azzano Cantarutti, dal Prof. Luigi Benvenuti, dal Prof. Mario Bertolissi, dal Prof. Andrea Favaro, dall’Avv. Maria Patrizia Petralia e dall’Avv. Alessandro Rota) incaricata di fornire un parere giuridico sulla possibilità di indire un referendum tra i Veneti al fine di accertarne la volontà di autodeterminarsi come Popolo, con proprie forme di autonomia giuridica. La Commissione non giunge ad una conclusione unanime e pertanto, in assenza di impedimenti conclamati, in una lunga ed animata sessione il Consiglio regionale Veneto approva due leggi, ?Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto? (L.R. Veneto n. 15 del 2014) e ?Indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto? (L.R. Veneto n. 16 del 2014). La legge n. 16/2014 prevede, all’art.1, l’indizione di un referendum consultivo sul quesito: ?Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? Sì o No??. E’ un attacco diretto ed inequivocabile all’unità dello Stato italiano. Forte è l’analogia con quanto sta avvenendo in contemporanea in Catalogna e, sopratutto, in Scozia, ove il governo britannico, riconoscendo la sovranità popolare, acconsente alla celebrazione di un referendum per l’indipendenza che vede gli unionisti prevalere di stretta misura. La Giunta regionale adotta poi disposizioni in merito alla propaganda, alle procedure di voto e alla proclamazione ufficiale del risultato del referendum (deliberazione n. 1331 del 28 luglio 2014), come richiesto dalla L.r. n. 16/2014 (v. anche la deliberazione ulteriore della Giunta, n. 1709 del 23 settembre 2014, sui profili economici e finanziari del referendum). Il Governo italiano ricorre alla Consulta; il giudizio sfocia (sentenza n. 118 del 2015) in una declaratoria di incostituzionalità della L.r. n. 16, in quanto il quesito referendario sarebbe foriero di ?prospettive di secessione in vista della istituzione di un nuovo soggetto sovrano?, come tale incompatibile con i principi dell’unità ed indivisibilità della Repubblica di cui all’art. 5 Cost. Diverso è, invece, l’atteggiamento verso la L.r. n. 155, portatrice di cinque quesiti referendari volti ad ottenere maggiore autonomia senza intaccare l’indivisibilità della Repubblica italiana e prevedendo che il contenuto del referendum debba essere concordato per mezzo di un ?negoziato? tra il Presidente della Giunta ed il Governo. Tuttavia, la legge n. 15 stabilisce che il referendum sia comunque indetto, anche nell’ipotesi di fallimento delle trattative, sui quesiti formulati dal legislatore regionale, fra i quali il seguente: ?Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia? ? La Consulta censurava gli altri quesiti, ammettendo viceversa quello sopra ricordato. Oggi il Presidente della Giunta, Luca Zaia, ha avviato una trattativa con il Governo italiano e, soprattutto, ha lanciato la mobilitazione della società civile veneta nella dichiarata intenzione di trasformare lo strumento del referendum consultivo in una plebiscitaria adesione alla linea politica che da molti lustri rivendica ai Veneti il diritto all’autodeterminazione. Si deve quindi parlare, a ragion veduta, di Questione Veneta. 2. Lo Statuto della Regione Veneto: l’Istituto del referendum consultivo Il referendum consultivo è un istituto previsto e disciplinato dal vigente Statuto della Regione Veneto, che dapprima si premura di affermare il proprio intervento a tutela dei diritti inviolabili dell’uomo: ?Art. 5 – Principi fondamentali. 1. La Regione opera per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto europeo e internazionale. … omissis… 7. La Regione promuove la cultura di pace, opera per la giustizia sociale, i diritti umani, il dialogo e la cooperazione tra i popoli?. Prosegue poi lo Statuto enucleando gli strumenti di cui si dota: ?Art. 19 – Autonomia legislativa e regolamentare. 1. Il Consiglio regionale esercita la potestà legislativa nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall’ordinamento europeo e dagli obblighi internazionali. Art. 27 – Referendum consultivo. 1. Il Consiglio regionale può deliberare l’indizione di referendum consultivi delle popolazioni interessate su provvedimenti o proposte di provvedimenti di competenza del Consiglio, quando lo richiedono il Consiglio regionale o cittadini o enti locali, secondo quanto previsto dalla legge regionale. 2. Se alla votazione ha partecipato la maggioranza degli aventi diritto, il Consiglio è tenuto ad esaminare l’argomento entro novanta giorni dalla proclamazione dei risultati e a motivare le decisioni eventualmente adottate in difformità. 3. Non è ammesso referendum consultivo nei casi previsti dall’articolo 26, commi 4 e 5. 4. Sono sottoposti a referendum consultivo delle popolazioni interessate, secondo quanto previsto dalla legge, i progetti di legge concernenti l’istituzione di nuovi comuni e i mutamenti delle circoscrizioni o delle denominazioni comunali?. Dunque il ricorso allo strumento del referendum consultivo è in astratto consentito; si tratta di comprendere se, nella fattispecie concreta, può essere indetto un referendum consultivo sul quesito ?Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? Sì o no??, quesito approvato dalla L. r. n. 16. L’art. 27.4, richiamando l’art. 26, commi 4 e 5, esclude il ricorso al referendum consultivo negli stessi casi in cui non è consentito quello abrogativo, ossia per l’abrogazione: a) delle leggi tributarie e di bilancio e dei relativi provvedimenti di attuazione; b) delle leggi e degli atti regionali i cui contenuti costituiscano adempimento di obblighi costituzionali, internazionali, europei; c) delle leggi e degli atti amministrativi regionali che disciplinano gli organi a rilevanza statutaria; d) delle leggi e dei regolamenti concernenti accordi o intese di carattere internazionale o con altre regioni; e) del Regolamento; nonché le richieste di referendum aventi quesiti non omogenei. Il quesito referendario in esame non rientra in alcuna di questa fattispecie, sì che devesi esaminare se vi siano altre norme di rango superiore che impediscano l’indizione del predetto referendum. 3. La Costituzione italiana: gli articoli 5 e 10 La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito referendario sull’indipendenza ritenendolo in contrasto con la Costituzione, segnatamente con l’art. 5 che dichiara la Repubblica una e indivisibile. La norma sembra inequivocabile nella sua formulazione, ma in realtà la sua applicazione concreta da parte delle Istituzioni italiane è stata tutt’altro che univoca. Ricordiamo, in particolare, che l’art. 5 della Costituzione é in vigore anche allorché nel 1975 il Ministro degli Affari Esteri, Mariano Rumor, sottoscrive insieme ai plenipotenziari della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia il Trattato di Osimo, con il quale vengono cedute definitivamente l’Istria italiana (più precisamente, veneta) che fino a quel momento è amministrata in via provvisoria dalla Jugoslavia di Tito. Dunque fino a tale data quelle Terre sono comprese a pieno titolo nella Repubblica italiana per essere state parte integrante della Serenissima sin dall’anno 1000, allorché il Doge Orseolo le conquista definitivamente; ora ne vengono escluse per essere cedute allo straniero. L’art. 116, nella formulazione originale del 1948, già riconosce la Regione Friuli – Venezia Giulia, ove per ?Venezia Giulia? erano intesi proprio i territori ceduti con il Trattato di Osimo (la cosiddetta ?Zona B?), tanto è vero che anche dopo il Trattato di Osimo gli abitanti di quelle Terre possono continuare a mantenere (a certe condizioni) la cittadinanza italiana. Ed invero, le Terre della ?Zona B? sono soggette alla sovranità italiana, ancorché amministrate in via provvisoria dal governo jugoslavo; solo con il Trattato di Osimo la sovranità viene ceduta alla Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia. La tematica della recezione degli Accordi di Osimo nell’ordinamento interno italiano introduce argomenti complessi: peraltro, trattandosi di norme che si sono definitivamente consolidate nell’ordinamento, non alimentano più particolari problemi interpretativi, come evidenziato dal Prof. Fulvio Rocco, Docente presso l’Università di Trieste e Magistrato T.A.R. Veneto (?Gli Accordi di Osimo: la recezione nel diritto interno italiano?, Atti del convegno, Trieste, 12 novembre 2005). Ricorda l’illustre Giurista: ?Nel nostro ordinamento, la “saldatura” tra diritto internazionale e diritto interno avviene, per quanto attiene agli effetti derivanti dalla conclusione, da parte dell’Italia, di trattati internazionali “che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi” e in conformità a quanto disposto dall’art. 24 della Convenzione sul diritto dei trattati di Vienna del 23 maggio 1969 (ratificata dall’Italia con L. 12 febbraio 1974 n. 112 e, peraltro, entrata in vigore il 27 gennaio 1980) e dagli artt. 80 e 87 della nostra Costituzione, mediante apposite leggi approvate dai due rami del Parlamento che autorizzano il Presidente della Repubblica a ratificare il trattato, ossia a esprimere nell’ambito dell’ordinamento internazionale l’assunzione, da parte dell’Italia, dei diritti e degli obblighi derivanti dal trattato medesimo. Contestualmente, la stessa legge che autorizza la ratifica del trattato internazionale reca un “ordine di esecuzione” che introduce le disposizioni contenute nel testo del trattato medesimo nell’ambito del nostro ordinamento giuridico, trasformandole – quindi – a tutti gli effetti in norme statuali italiane?. Tutto il percorso che ha portato alla cessione dell’Istria alla Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia è certamente autorizzato, rectius, ratificato dal Parlamento (anche se il persistente inadempimento della Slovenia e della Croazia rispetto agli obblighi contenuti nel trattato ne consentirebbe una seria contestazione). Altrettanto indubbiamente, con il Trattato di Osimo7 si realizza un fatto politico-costituzionale di rilevanza assoluta: l’Italia accetta di sacrificare la propria integrità territoriale, atteso – come già detto – che sino a tale data le Terre della ?Zona B? sono ancora sotto la sovranità italiana ma amministrate provvisoriamente dalla Jugoslavia. Il contrasto con l’art. 5 della Costituzione è dunque evidente: Terre italiane vengono scorporate dal resto del Paese, che rinuncia alla sovranità sulle stesse, e cedute ad un soggetto giuridico diverso dall’Italia, non più indivisibile per scelta dello stesso Parlamento. Il Sen. Nencioni, nella seduta del Senato del 24 febbraio 1977 dedicata alla ratifica del Trattato di Osimo, dichiarava: ?… e quando abbiamo sottolineato il riflesso di incostituzionalità intrinseca ed estrinseca …?. Ciò non impedisce la ratifica di una situazione in tutta evidenza incostituzionale, ma che la congiuntura politica internazionale rende, a giudizio del Governo Andreotti (?in assenza di soluzioni alternative pacifiche abbiamo perfezionato i protocolli di Osimo?, recita il resoconto stenografico della citata seduta del Senato) e del Parlamento italiano, inevitabile. Piace ricordare alcuni passaggi della stampa dell’epoca, che sottolinea la palese illegittimità costituzionale del trattato: ?… solo poco tempo fa Roma considerò addirittura intollerabile persino la presenza di cartelli che indicavano la zona B come territorio jugoslavo…?: così scrive Il Piccolo di Trieste il 29 settembre 1975; Indro Montanelli, direttore de Il Giornale Nuovo, parla de ?I disertori della zona B?. Giova poi ricordare che con l’Accordo di Caen del 21 marzo 2015 il Governo Renzi ha ceduto porzioni di acque territoriali italiane alla Francia, il cui Parlamento ha già ratificato l’accordo a differenza di quello italiano, tenuto all’oscuro. Dunque l’applicazione pratica della norma di cui all’art. 5 della Costituzione italiana, apparentemente formulato in maniera così chiara, è stata tale da consentire la separazione di porzioni del territorio dello Stato italiano. L’adesione alle norme di diritto internazionale: l’art. 10 della Costituzione italiana. L’art. 5 della Costituzione va peraltro letto ed applicato alla luce della norma di cui all’art. 10 della Costituzione, che recita: ?L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute?. Giova al proposito una premessa metodologica. In ordine al rapporto gerarchico fra le norme dell’Ordinamento internazionale e quelle dell’Ordinamento italiano, si sostiene autorevolmente che ?L’ordinamento statale e l’ordinamento internazionale si trovano in una posizione di parità l’uno verso l’altro; non esiste cioè nè una supremazia dell’ordinamento internazionale su quello interno, nè, all’opposto, una supremazia dell’ordinamento interno su quello internazionale. Si è così implicitamente accolta la concezione, che è stata detta dualista o più esattamente pluralista, secondo cui l’ordinamento internazionale e l’ordinamento interno non solo sono separati e distinti, ma hanno entrambi carattere originario. Nell’ordinamento costituzionale italiano sono previsti due diversi tipi di adattamento, secondo la natura delle norme: a) adattamento espresso per il diritto internazionale pattizio (artt. 80 e 86 cost.): per modificare l’ordinamento interno in conformità degli obblighi internazionali assunti con i trattati e le convenzioni, possono adottarsi due diversi metodi: a) legge che traduca in norme interne le disposizioni del trattato internazionale; b) ordine di esecuzione, col quale si ordina l’esecuzione di un determinato trattato, che viene contemporaneamente pubblicato in allegato all’atto stesso (?piena ed intera esecuzione è data al trattato… ?); b) adattamento automatico per il diritto internazionale generale. Dispone l’art. 10 cost. che ?l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute?; con tale disposizione si è voluto porre in essere un adattamento automatico, completo e continuo per tutte le norme di diritto internazionale generale, per quelle norme cioè che si rivolgono non a soggetti determinati nella loro individualità, bensì a tutti indistintamente i soggetti dell’ordinamento internazionale. Tali norme si identificano in definitiva con le norme consuetudinarie generalmente osservate, anche se non espressamente riconosciute dai singoli Stati; esse vengono, in forza del disposto dell’art. 10, trasformate automaticamente in norme di diritto interno, che fanno sorgere immediatamente diritti ed obblighi per i cittadini e per gli organi statali, semprechè per concretezza e completezza abbiano la idoneità di vincolare i destinatari nell’ambito dell’ordinamento interno. Se, poi, leggi ordinarie venissero emanate in contrasto con le norme di diritto internazionale generale, esse risulterebbero viziate di incostituzionalità e potrebbero essere impugnate innanzi alla Corte costituzionale? (Barile). Conosciamo l’orientamento espresso dalla Corte Costituzionale, la quale si è così pronunciata: ?Il meccanismo di adeguamento automatico previsto dall’art. 10 comma 1 cost. non consente che le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute formatesi dopo l’entrata in vigore della Costituzione violino i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale? (Corte Costituzionale, 18 giugno 1979, n. 48), quasi che la norma di cui all’art. 10 non sia parte integrante dei principi fondamentali della nostra Carta. Tale orientamento viene portato quale motivo ostativo all’applicazione di norme, che più oltre esamineremo, del diritto internazionale. L’assunto non è condivisibile. Il Giurista non può ridurre il proprio operato all’analisi ed all’applicazione dell’unico diritto statuale ma, a differenza di quanto avveniva secondo il tradizionale modus operandi, è oggi chiamato a ragionare, discutere ed applicare norme e fattispecie concettuali che superano i confini originari del territorio in cui il Giurista stesso si è formato. è il diritto transazionale. 4. Il diritto transnazionale Nello spazio giuridico globale dei diritti umani è sempre più urgente la necessità di elaborare una dinamica sociale che sappia farsi interprete dell’urgenza di riconoscere nuove regole e migliori garanzie dei diritti individuali e di gruppo (per forza di cose transnazionali). Un’interpretazione dinamica della stessa dimensione costituzionale può fornirci strumenti d’azione e di confronto pubblico realmente adeguati alle nostre attuali esigenze. Interessante, ai fini che ci occupa, è la diffusa trattazione svolta in: ?Autodeterminazione, diritti umani e diritti dei popoli, diritti delle minoranze, territori transnazionali?, documento elaborato dalla direzione del Centro dell’Università di Padova e presentato alla Conferenza generale della Helsinki Citizen’s Assembly8, HCA Bratislava, 25 e 29 marzo 1992. Il 24 ottobre del 1970 l’Assemblea generale dell’ONU dichiara che la fondazione di uno Stato sovrano e indipendente, la libera unione con uno Stato indipendente o il passaggio a un qualche altro status politico rappresentano attuazioni del diritto all’autodeterminazione. Ogni altro Stato deve astenersi da misure repressive che impediscano ai popoli di realizzare il proprio diritto alla libertà e all’indipendenza. Se tali popoli vengono ostacolati nell’esercizio del proprio diritto ?sono legittimati a richiedere e ricevere sostegno? dalla Comunità internazionale (ma non a ricorrere alla violenza). I diritti umani e i diritti dei popoli sono oggi riconosciuti dal diritto internazionale. L’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce che il rispetto dei diritti umani ed il diritto all’autodeterminazione dei popoli costituisce uno dei fini principali delle Nazioni Unite. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 19489 specifica una prima lista di diritti umani e ne raccomanda il rispetto. I due Patti internazionali del 196610, rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, contengono norme giuridiche vincolanti sul piano mondiale. Questi due strumenti legali internazionali, insieme con altri strumenti quali le Convenzioni regionali europea, interamericana e africana, la Convenzione contro la discriminazione, la Convenzione contro la tortura, la Convenzione sui diritti dell’infanzia, costituiscono le fonti del diritto internazionale dei diritti umani. L’Atto finale di Helsinki del 1975 recepisce le norme internazionali sui diritti umani e sull’autodeterminazione (v. principi VII e VIII). Giova evidenziare come tale documento risalga ad un’epoca in cui l’esperienza coloniale era pressoché conclusa, sì che il diritto all’autodeterminazione è stato affrontato in un’ottica volta a disciplinare per il futuro la rivendicazione di tale diritto da parte di popoli anche non sottoposti a dominio coloniale. Le norme giuridiche internazionali riconoscono che ogni essere umano ha diritti innati, quindi inviolabili, inalienabili e imprescrittibili, che preesistono dunque alla legge scritta. L’individuo è soggetto originario di sovranità e viene prima dello Stato e del sistema degli Stati. Alcuni diritti innati (all’esistenza, all’identità, all’autodeterminazione) sono riconosciuti anche alle comunità umane che hanno il carattere di popolo. Individui e popoli sono dunque soggetti originari anche nel sistema legale internazionale e gli stati sono da considerarsi come entità complesse “derivate” anche nel sistema del diritto e della politica internazionale. I principali principi di questo nuovo diritto internazionale sono: il principio di vita; il principio di eguaglianza degli individui e dei popoli; il principio di pace; il principio di solidarietà; il principio di giustizia sociale; il principio di democrazia. Un principio fondamentale per l’implementazione dei diritti umani è quello di interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani: civili, politici, economici, sociali, culturali; individuali e collettivi; dell’essere umano e dei popoli (…). Le norme internazionali in materia di diritti umani enunciano il principio di ?autorità soprannazionale?, come necessario per allestire e far funzionare efficacemente una appropriata struttura internazionale di garanzia. In conformità con queste norme e principi, il principio di sovranità degli stati e di non ingerenza negli affari interni cede al principio di sovranità dell’essere umano e della famiglia umana universale, anzi non esiste più de jure. Deve ritenersi che l’art. 2.7 della Carta delle Nazioni Unite11, che fa divieto di interferire negli affari interni degli Stati, sia oggi abrogato dalle norme sui diritti umani quando si tratti di materia attinente alla ?dimensione umana?, tanto che questo principio è stato ripetutamente richiamato quale fondamento giuridico dell’intervento bellico-umanitario da parte dei caschi blu dell’ONU. Esiste oggi una gerarchia tra le norme del vigente diritto internazionale: al primo posto sono le norme e i principi sui diritti umani, in quanto norme di jus cogens o di super-costituzione. I diritti degli stati sono subordinati a questi principi fondamentali; laddove esista contrasto tra diritti umani internazionalmente riconosciuti e diritti degli stati, i primi devono prevalere. La logica del nuovo diritto internazionale è antinomica rispetto a quella della frontiera statuale; debbono essere ribaditi i valori umani e si deve agire per la umanizzazione dei sistemi politici, legali, economici, dal quartiere cittadino all’ONU. Il nuovo diritto internazionale legittima ad agire per un nuovo ordine internazionale umano, che politicamente significa democratico e non violento, secondo l’art. 28 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: ?Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati?. 5. I popoli e il loro diritto all’autodeterminazione I principi sopra richiamati consentono di affrontare sotto una luce non usuale il tema dell’autodeterminazione dei popoli, atteso che il nuovo diritto internazionale dei diritti umani ha una ratio completamente diversa da quella del tradizionale diritto internazionale, che è un diritto essenzialmente interstatuale. L’Atto finale di Helsinki recepisce – principi VII e VIII – i principi cardine del nuovo diritto internazionale dei diritti umani, raffrontandoli con il diritto degli stati, compreso quello alla integrità territoriale. Questo coordinamento, per avere senso, deve essere effettuato sulla base dei seguenti principi: 1. primato dei diritti umani rispetto ai diritti degli stati: principio di jus cogens per l’implementazione dei diritti umani internazionalmente riconosciuti; 2. principio di soluzione pacifica delle controversie internazionali; 3. principio del divieto dell’uso della forza; 4. principio di cittadinanza planetaria; 5. principio di autorità internazionale; 6. principio di ingerenza attiva negli affari interni; 7. principio di sicurezza collettiva internazionale; 8. principio di democrazia, interna e internazionale; 9. principio di eguaglianza dei popoli. Ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, il soggetto titolare del diritto all’autodeterminazione è il popolo, inteso quale soggetto distinto dallo stato. Per il concetto di popolo bisogna riferirsi a documenti ufficiali. Dal 27 al 30 novembre 1989 si è svolta a Parigi, presso la sede dell’UNESCO, la riunione internazionale di esperti ?sull’approfondimento della riflessione sul concetto di diritti dei popoli?. A cura del Segretariato generale dell’UNESCO, e in particolare di G.B. Ku-tukdjian, specialista principale del programma ?Diritti dei popoli?, è stato redatto il Rapporto sui lavori (Doc. SHS-89/CONF. 602/7, Parigi, 22 febbraio 1990). Entrata in vigore con il deposito del ventinovesimo strumento di ratifica il 24 ottobre 1945. In tale consesso sono stati ribaditi principi che costituiscono cardini rilevanti della materia che ci occupa. L’essere umano non può pienamente godere dei suoi diritti se il popolo al quale appartiene non può esercitare i suoi, come il diritto all’esistenza, alla autodeterminazione, all’identità culturale, allo sviluppo economico, ecc. Parimenti, i diritti dei popoli, fra cui il diritto all’autodeterminazione, non possono essere esercitati senza la libertà di espressione e il godimento di altri diritti dell’individuo. La Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti è forse il primo testo in cui sono simultaneamente proclamati i diritti dell’uomo e i diritti dei popoli. Questo testo, universalmente conosciuto, inizia così: ?Quando, nel corso degli eventi umani, diventa necessario per un popolo di sciogliere i vincoli politici che lo hanno legato ad un altro e di prendere, tra le potenze della terra, il posto separato ed eguale cui le leggi della natura e del Dio della natura gli danno diritto, il rispetto dovuto all’opinione dell’umanità lo obbligano a dichiarare le cause che lo determinano alla separazione?. L’autorità della stessa Carta delle Nazioni Unite si fonda non sugli Stati, in quanto tali, ma sui popoli. La seconda parola dell’Organizzazione delle Nazioni Unite è di ?sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti dei popoli e del loro diritto di disporre di se medesimi?. L’importanza prioritaria accordata a questo diritto dei popoli si ritrova nei Patti relativi ai diritti umani. Devesi ribadire che i diritti dei popoli: – non sono i diritti dello Stato; – non devono in alcun modo attentare ai diritti dell’individuo; – pongono, al contrario, le preliminari condizioni necessarie al pieno esercizio dei diritti dell’individuo; Vuolsi, secondo alcuni, che la definizione del termine ?popolo? sia vaga e che la nozione di diritti dei popoli potrebbe condurre a una pericolosa proliferazione di rivendicazioni che rimettono in questione frontiere consolidate, attentano alla sovranità nazionale e compromettono la pace e la sicurezza internazionali. I diritti dell’individuo, anche essi, sono stati e sono ancora oggi reputati sovversivi e pericolosi per l’ordine pubblico; occorrono certamente accresciuti sforzi per definire il termine ?popolo? nell’espressione diritti dei popoli. Il citato rapporto UNESCO ricorda, con una sintesi degna di nota, che si deve definire ?popolo?: ?1. un gruppo di esseri umani che hanno in comune numerose o la totalità delle seguenti caratteristiche: a. una tradizione storica comune; b. una identità razziale o etnica; c. una omogeneità culturale; d. una identità linguistica; e. affinità religiose o ideologiche; f. legami territoriali; g. una vita economica comune; 2. il gruppo, senza bisogno che sia numericamente considerevole (ad esempio: popolazione dei micro stati), deve essere più che una semplice associazione di individui in seno ad uno stato; 3. il gruppo in quanto tale deve desiderare di essere identificato come un popolo o avere coscienza di essere un popolo – restando inteso che gruppi o membri di questi gruppi, pur condividendo le caratteristiche sopra indicate, possono non avere questa volontà o questa coscienza; e eventualmente 4. il gruppo deve avere istituzioni o altri mezzi per esprimere le proprie caratteristiche comuni e il suo desiderio di identità?. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli12 (CONSEU Barcellona, 27 maggio 1990) si afferma: ?Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato (…) costituisce un popolo. Ogni popolo ha il diritto di identificarsi in quanto tale. Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione?. H. Gros Espiell definisce popolo ?qualsiasi particolare comunità umana unita dalla coscienza e dalla volontà di costituire una unità capace di agire in vista di un avvenire comune (…)?. Dunque, due sono gli elementi fondamentali che fanno un popolo e lo distinguono da altri tipi di comunità umane, quali le minoranze etniche, linguistiche o culturali e quelle comunità che nei documenti delle Nazioni Unite vengono denominate popolazioni autoctone: a) l’esistenza di un comune patrimonio culturale e storico; b) l’esistenza di un comune progetto di futuro politico, la cui realizzazione comporti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione. Il principio di autodeterminazione dei popoli è sancito dagli articoli 1, par. 2, 55 e 76 della Carta delle Nazioni Unite. Questo principio è divenuto ?diritto umano?, formalmente riconosciuto a tutti i popoli, in virtù dell’identico articolo l dei due Patti internazionali sui diritti umani del l966: ?l. Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale. (…) 3. Gli Stati parti del presente Patto, (…), debbono promuovere l’attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello statuto delle Nazioni Unite?. Il diritto di autodeterminazione è riconosciuto anche dall’articolo 20 della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, entrata in vigore nel l986. L’Atto finale di Helsinki riconosce il diritto di autodeterminazione al principio VIII: ?Gli Stati partecipanti rispettano l’eguaglianza dei diritti dei popoli e il loro diritto all’autodeterminazione, (…)?. L’articolo l, par. 2 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo, del 1986, richiamando espressamente l’articolo l dei due Patti internazionali del 1966, stabilisce: ?Il diritto umano allo sviluppo implica anche la piena realizzazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione?. La Dichiarazione Universale dei diritti dei popoli (Carta di Algeri, l976)13 stabilisce all’articolo 5 che ?Ogni popolo ha il diritto imprescrittibile e inalienabile all’autodeterminazione?. L’esercizio dell’autodeterminazione comporta sempre mutamenti territoriali e modifiche di confini che, ai sensi del vecchio diritto internazionale, costituirebbero violazione del principio di integrità territoriale degli stati. Il diritto di autodeterminazione è un diritto rivoluzionario, sia perché comporta processi di ristrutturazione geopolitica sia perché implica che il popolo mantenga una propria soggettività giuridica e politica internazionale, distinta da quella dello stato: ?Il diritto all’autodeterminazione ha una virtualità permanente? (H. Gros Espiell). Questo significa che finché c’è popolo c’è diritto di autodeterminazione. A fronte del rischio di insorgenza di conflitti, va comunque ricordato che è giusto e doveroso tutelare il diritto all’autodeterminazione dei popoli perché: a. c’è il riconoscimento giuridico internazionale di questo diritto; b. c’è rivendicazione crescente di questo diritto in ogni parte del mondo; c. il nuovo diritto internazionale dei diritti umani, nel suo insieme, consente di trovare soluzioni adeguate. Affinchè l’esercizio del diritto all’autodeterminazione sia legittimo, occorre che la comunità umana interessata abbia la natura di popolo e rispetti le seguenti condizioni (?Autodeterminazione, diritti umani e diritti dei popoli, diritti delle minoranze, territori transnazionali?, documento elaborato dalla direzione del Centro dell’Università di Padova e presentato alla Conferenza generale della Helsinki Citizen’s Assembly, HCA Bratislava, 25 e 29 marzo 1992): 1. fare immediato, esplicito riferimento al diritto internazionale dei diritti umani; 2. mettersi subito sotto l’autorità sopranazionale delle Nazioni Unite e delle istituzioni regionali a queste coordinate; 3. non usare la violenza, ma gli strumenti propri del metodo democratico: negoziato, referendum, plebiscito, elezioni, ecc.; 4. rispettare tutti i diritti umani, in particolare i diritti delle minoranze; 5. impegnarsi che la eventuale nuova entità territoriale non sia armata; 6. darsi una costituzione democratica che riconosca esplicitamente il primato del diritto internazionale dei diritti umani; 7. aderire subito ad un sistema di integrazione internazionale. La comunità internazionale, nell’esigere il rispetto di queste condizioni, deve a sua volta adempiere ai seguenti impegni: 1. nel territorio ove si ponga un problema di autodeterminazione essere subito presente con una apposita struttura di garanzia sopranazionale articolata in: a. struttura di monitoraggio; b. struttura di supervisione dei processi di manifestazione della volontà popolare; c. struttura di interposizione (se necessaria); 2. allestire sistemi di sicurezza collettiva internazionale sotto l’autorità sopranazionale delle Nazioni Unite; 3. trasformare in senso federale le preesistenti istituzioni regionali di integrazione, perché le nuove entità territoriali ne facciano subito parte; 4. democratizzare tutte le istituzioni internazionali (ONU, CSCE, Consiglio d’Europa, ecc.), mediante forme di legittimazione diretta e di partecipazione politica popolare ai processi decisionali internazionali. Sul piano europeo, si richiede subito alla CSCE, alla Comunità europea e al Consiglio d’Europa di creare una Agenzia inter-istituzionale paneuropea per i problemi dell’autodeterminazione e delle minoranze, cui partecipino anche l’ONU e la HCA. La rete di collegamento transnazionale (network) delle istituzioni indipendenti di società civile ha un duplice compito da realizzare: 1. promuovere l’approccio ?diritti umani e democrazia? per i processi di autodeterminazione; 2. essere subito presente, con una propria struttura di monitoraggio e di dialogo, nel tessuto sociale e politico del territorio interessato alla autodeterminazione per favorire l’uso degli strumenti democratici e l’internazionalizzazione del caso. Ricorda Francesco Viola che secondo la concezione giuridica s’intende per ?popolo? la comune, stabile e generale sottoposizione ad un potere effettivo ed indipendente. Il popolo è l’insieme di coloro che appartengono ad uno Stato. Esso diventa così l’elemento personale dello Stato, insieme al territorio e al governo. Il popolo coinciderà allora con coloro che sono subordinati al governo dell’ordinamento giuridico statale; costoro saranno individuati non più da fattori culturali, ma da criteri giuridici, cioè da un complesso di norme. Si cade così nella tautologia di presupporre per la definizione di popolo la nozione di Stato e, d’altra parte, di considerare il popolo come elemento essenziale per definire lo Stato. Se il popolo è la fonte del potere politico costituito, bisogna cercare i caratteri distintivi del popolo in una sfera che idealmente precede il potere costituito stesso, che da esso appunto emana. Ci piace citare L. Maritain secondo cui: ?Il popolo è al di sopra dello Stato, il popolo non è per lo Stato, lo Stato è per il popolo? (L’uomo e lo Stato, 1951). Questa priorità del popolo come corpo politico rispetto alle strutture giuridico-politiche sta a significare che v’è un ordine politico spontaneo che si va intessendo nella storia e che conserva la sua unità, e le sue funzioni di controllo, anche dentro le istituzioni politiche costituite. Quest’unità di persone non è fondata tanto su sentimenti originari e primordiali, che conducono ad una coesione di passioni, ma piuttosto sullo sviluppo della ragione e sul discorso comune, che s’intreccia a motivo dell’attività cooperativa. Dunque i Popoli sono titolari del diritto all’autodeterminazione. Ai fini della presente indagine dobbiamo allora chiederci: quello veneto è un Popolo? 6. Quello Veneto è un Popolo? I Veneti sono un Popolo? I principi sopra enunciati, che costituiscono ormai parte indiscussa del nuovo ordinamento internazionale, non consentono altra risposta che quella affermativa. Abbiamo sopra ricordato che: ?Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato (…) costituisce un popolo? (Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli (CONSEU Barcellona, 27 maggio 1990). Orbene, non può essere messo in dubbio che quello veneto sia un Popolo: lo afferma la storia, lo conferma la lingua e lo certifica il sentimento diffuso fra gli abitanti di queste Terre. La storia del Popolo Veneto risale alla notte dei tempi. Le fonti scritte sugli antichi Veneti sono molteplici: da Omero a Virgilio, a Tito Livio, Plinio il Vecchio, etc. Omero li chiama ?Enetoy? e così i tutti Greci, i Latini li dissero ?Heneti? ben sapendo, come ci tiene a precisare Plinio (N.H. 37, 43) che questo termine era la traduzione di quello Greco. In Omero, la fonte più sicura cui le altre vanno rapportate, la menzione del paese dei Veneti, che coincide con la Paflagonia, è collegata al topos dei famosi cavalli; questo topos viene poi celebrato da Alcmane, ricorre in Euripide, in Ecateo da Leto e riferito da Strabone, in numerosi scolasti, in Esichio. Dal paese dei Veneti muovono i Paflagoni, guidati dal loro duce Pilemene e sono presenti a Troia fra gli alleati dei Troiani nella grande impresa (ILIADE. B., 851-855-2). Livio inizia le sue storie proprio con il ricordo delle vicende che riguardano la terra Veneta. Pilemene è morto a Troia e i Veneti, già espulsi dalla Paflagonia (per cui non sono più detti Paflagoni, ma Veneti), privi di una patria e di una guida – rege anisso – si rivolgono ad Antenore. Questi assume il comando e, superate varie vicende, giunge con loro ?intimum maris Adratici sinum? (Hist. I, 1) tra il XIII ed il XII sec. a.c. Livio indica chiaramente il territorio ove si insediano i Veneti e riferisce che ?Euganisque, quit inter maria alpesqua incolebant, pulsis Enetos Troianosque eas tenuisse terras? (Hist. l.I,cap.1-3). I Veneti si insediano al posto degli Euganei nella pianura. Gli Euganei erano una popolazione dell’Italia preistorica, di incerta origine e stirpe, stanziata originariamente nel territorio posto tra le Alpi orientali, l’Adriatico ed il Po, con centro nella zona di Verona. Nell’VIII sec. a.C., sotto la pressione dei Veneti, si ritirarono dunque verso la Rezia e lungo le rive del lago di Garda. Nel II sec. a.C. i Veneti furono alleati dei Romani, ottennero il diritto di cittadinanza e si fusero con i popoli circonvicini; è un nuovo popolo: ?gens universa Veneti appellati?, Livio ripete. Va qui ricordato che ai Veneti è stato associato anche Diomede, poichè avrebbe addirittura fondato una grande città veneta, Adria (Pl. N.H. III, 120). A lui, eroe fondatore divinizzato, ?i Veneti offrivano i bianchi cavalli alle foci del Timavo? (Strab. V, 1,9 C 215). Nel II° sec. a.C. viene fondata Aquileia che divenne una delle città più ricche e floride dell’Impero; i Veneti ottengono la cittadinanza romana nel 49 a.C. e mantengono intatta la loro autonomia. Tutto il Veneto fino alle Alpi, il Friuli (Forum Julii), l’Istria e parte della Lombardia, costituiscono la Decima Regio – Venetiae et Istriae dell’ordinamento amministrativo Augusteo. Con l’avvento del Cristianesimo, anche i popoli Veneti abbracciano la religione di Cristo, a seguito dell’evangelizzazione di S. Marco. Fiorente di ricche città (Treviso, Concordia, Padova, Verona, Belluno, Oderzo, Vicenza, Rovigo, ecc.), il territorio deve affrontare le invasioni barbariche: molte delle sue popolazioni si trasferiscono lungo la gronda lagunare dove, unitamente agli abitanti che già stanziavano nelle lagune, fondano l’attuale Venezia. Inizia così la storia ultramillenaria (697-1797) della Repubblica Serenissima: millecento anni di straordinaria vitalità e potenza economica, culturale, militare, una Civiltà che governa l’attuale Veneto, la Lombardia orientale, il Friuli, l’Istria, la Dalmazia e le isole del Mediterraneo orientale. è bene ricordare che la Terraferma veneta non viene conquistata da Venezia, ma la formazione dello Stato da Tera avviene, sostanzialmente nel XV secolo, per lo più attraverso “dedizioni” delle Città che, per l’appunto, scelgono di entrare a far parte della Serenissima Repubblica. La cultura di governo della Serenissima è ben descritta da Francesco Petrarca, che così scrive nel 1321 ad un amico bolognese: ?[…] quale Città unico albergo ai giorni nostri di libertà, di giustizia, di pace, unico rifugio dei buoni e solo porto a cui, sbattute per ogni dove dalla tirannia e dalla guerra, possono riparare a salvezza le navi degli uomini che cercano di condurre tranquilla la vita: Città ricca d’oro ma più di nominanza, potente di forze ma più di virtù, sopra saldi marmi fondata ma sopra più solide basi di civile concordia ferma ed immobile e, meglio che dal mare ond’è cinta, dalla prudente sapienza dè figli suoi munita e fatta sicura?. Le successive vicende napoleoniche, austriache ed italiane non scalfiscono certo la millenaria coscienza dei Veneti di costituire un popolo; piace ricordare come nel 1866 l’Impero asburgico, che pure ha sconfitto il Regno d’Italia per terra (Custoza) e per mare (Lissa) ma è sconfitta dalla Prussia alleata dei Savoia, con il trattato di pace consegna le Terre Venete ai Francesi con l’impegno di girarle al regno sabaudo, ma ?sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate?. Dunque anche in questa occasione i Veneti sono chiamati a decidere del proprio destino, in quanto popolo e nazione. Anche la lingua parlata dai Veneti è unica ed antica. Dalle Stipi di Baratella, iscrizioni votive su tavolette d’oro, di bronzo e di argilla rinvenute nei scavi effettuati nei pressi di Este, apprendiamo non solo i nomi di talune divinità ma anche la lingua e l’alfabeto dei Veneti. L’alfabeto è abbastanza simile a quello Etrusco, e la lingua è stata sufficientemente interpretata: al punto che essa viene letta quasi correntemente dai Linguisti. Si ha notizia di un’iscrizione Venetica proveniente dall’Italia centrale (area del lago Fucino), ritrovata alcuni anni fa. Si tratta di un documento eccezionale, sia sotto l’aspetto linguistico che per la testimonianza storica riferendo di Veneti partecipanti alle guerre sociali. La lingua dei Veneti, successivamente, divenne il latino – nelle iscrizioni – e si crede che quella in uso nel popolo sia stata quasi simile al padano antico e non molto dissimile da quella parlata fino alla metà dell’Ottocento. Per chi asserisce che il “Veneto” non è una lingua, rileviamo che il primo documento in assoluto in lingua “volgare” è scritto in un misto di Veneto e Latino-medioevale. Infatti il più antico documento della cosiddetta lingua italiana è Veneto: è un indovinello scritto negli ultimi anni del VII° secolo, ed è stato rinvenuto nel 1924 da Luigi Schiapparelli e si trova nel codice LXXXIX della Biblioteca Capitolare di Verona, sulla faccia recta del foglio 3. Eccolo: ?Se pareba boves Alba pratalia araba Albo versorio teneba Negro semen seminaba?. Giovanni Battista Pighi così lo ha tradotto (tenendo conto che ancor oggi l’aratro in alcune zone del Veneto si chiama ancora “versor”): ?I se preparava (gli scrivani)il bò (le pergamene) bianche pradarie i arava (co la pena) e bianco versòr (la penna d’oca) i teneva e negro come seme (l’inchiostro) i semenava? Il fatto è che il poeta Pontico Vitruvio così definisce la lingua Veneta ?Pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, – in quo tota redolet linguae Grecae majestas? (Il più bello e il più dotto fra tutti gli idiomi, nel quale respira tutta la maestà della lingua Greca). Quanto all’identità culturale e linguistica, riportiamo alcune fra le innumerevoli opinioni espresse al proposito. ?Se c’è una regione d’Italia antica nella quale sia evidente la coincidenza di un popolo, di cultura e di territorio, questa è il Veneto […] tutto coincide: il popolo dei Veneti, la cultura che da loro prende il nome, il territorio che è sostanzialmente lo stesso ancor oggi? (prof. Sabatino Moscati, già presidente dell’Accademia dei Lincei: L’Espresso 15/12/1985). Secondo Indro Montanelli la Repubblica Veneta fu ?una civiltà non italiana (quale la Serenissima mai fu né mai si sentì), ma europea e cristiana? (Corriere della Sera 24/9/1996). ?Il Veneto è la mia Patria. Do alla parola patria lo stesso significato che si dava durante la prima guerra mondiale all’Italia: ma l’Italia non è la mia Patria e sono profondamente convinto che la parola e il sentimento di Patria è rappresentato fisicamente dalla terra, dalla regione dove uno è nato. Sebbene esista una Repubblica Italiana questa espressione astratta non è la mia Patria e non lo è per nessuno degli italiani che sono invece veneti, toscani, liguri e via dicendo…? (Goffredo Parise, Corriere della sera, 7.2.1982). Non si può dunque dubitare del fatto che i Veneti costituiscano un Popolo, titolare del diritto all’autodeterminazione. 7. Conclusioni A questi riferimenti giuridici, storici e culturali va affiancata una riflessione in ordine alla necessità di accertare l’esistenza di un comune progetto di futuro politico, la cui realizzazione comporti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione. Proprio a tal fine appare quanto mai opportuna l’indizione di un referendum che consenta di verificare la volontà del Popolo veneto circa il percorso che dovrà seguire questa Terra negli anni futuri. Una democrazia matura e pluralistica, quale si picca di essere l’Italia, deve essere pronta a dibattere politicamente e, quindi, giuridicamente circa il senso di “essere Stato” e di mantenere l’attuale assetto che pretende di aver trasformato in soli 150 anni una ?espressione geografica? (come il plenipotenziario austriaco, von Metternich, definisce l’Italia al Congresso di Vienna del 1815) in un Popolo italiano unitario, come sostiene la Consulta. Alla luce di quanto sopra esposto, devesi ritenere che il Popolo (sì, il Popolo) veneto abbia il diritto di fornire alle proprie Istituzioni politiche le più complete indicazioni circa le modalità e la misura della propria volontà di esercitare la propria autodeterminazione rispetto allo Stato italiano. Luca Azzano Cantarutti 1 Focus – Fonti del Diritto n. 1 – 26/01/2015. 2 Consultabile su: http://www.giurcost.org/decisioni/2000/0496s-00.html 3 Consultabile su: http://www.consiglioveneto.it/crvportal/attisp/RIS/Anno_2012/RIS_0044/testo_presentato.html 4 Consultabile su: http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioLegge.aspx?id=276454 5 Consultabile su: http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2014/14lr0015.html 6 Consultabile su: http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2012/12st0001.html#Heading5 7 Il 10 novembre 1975 il Governo italiano e quello jugoslavo hanno firmato il cosiddetto “Trattato di Osimo”. L’Italia rinuncia definitivamente, e senza alcuna contropartita, agli ultimi lembi di terra della penisola istriana (la cosiddetta Zona B). 8 L’Assemblea di Helsinki Citizens (HCA) è un’organizzazione di cittadini dedicata alla pace, alla democrazia e ai diritti umani in Europa. Si tratta di un’organizzazione non governativa, che lavora sulle nozioni di diritti e libertà fondamentali, la pace, la democrazia e il pluralismo. 9 La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri. 10 La Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici (meglio noto come Patto internazionale sui diritti civili e politici), è un trattato delle Nazioni Unite nato dall’esperienza della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottato nel 1966 ed entrato in vigore il 23 marzo del 1976. Le nazioni firmatarie sono tenute a rispettarla. 11 Firmata da 51 membri originari ed adottata per acclamazione a S. Francisco il 26 giugno 1945. 12 La Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite è stata adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite durante la sua 62a sessione in New York il 13 settembre 2007. 13 La Carta di Algeri è frutto di una riunione non ufficiale di esperti e politici, il 4 luglio del 1976 nel duecentesimo anniversario della Rivoluzione americana. Sitografia http://www.giurcost.org/decisioni/1992/0470s-92.html http://www.giurcost.org/decisioni/2000/0496s-00.html http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioLegge.aspx?id=276454 http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2014/14lr0015.html http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2012/12st0001.html#Heading5 https://treaties.un.org/doc/publication/UNTS/Volume%201466/v1466.pdf #Constitution#International#Law#referendum#Self-determinationVeneto Articoli Il presidente della Russia Vladimir Putin ha firmato la legge della proroga dell’embargo alimentare fino alla fine del 2017 in risposta alle sanzioni dell’UE. 29/06/2016 admin Lascia un commento Putin ha firmato la legge di controsanzioni fino alla fine del 2017. Leggi l’articolo : (clicca qui) 1 Miliardo di Euro è il calo del PIL del Veneto dovuto alle sanzioni imposte da questa Europa alla Russia. Nel frattempo … consistenti manovre della NATO. Difensive o alla ricerca di … ingaggio ??? Ed i media tacciono. L’Operazione NATO Anaconda è una provocazione massiccia rivolta contro la Russia, destinata a “ripetere” l’invasione nazista della Polonia, ma da parte della NATO. E in questa provocazione, per la prima volta dopo l’invasione della Polonia del 1939, si vedono i carri armati tedeschi che attraversano la Polonia da ovest a est. Merkel ha dichiarato che la Bundeswehr ha dato vita a un libro bianco sulle relazioni russo-tedesche da pubblicare nel mese di luglio, ha detto – lei – che la Russia è ora non è più un partner, ma un avversario. Kissinger, neocon membro a vita del Bilderberg – che si è riunito in questi giorni a Dresda – non disapprova assolutamente questa escalation. Intanto, gli A-10 dell’USAF, con i loro tristi proiettili all’uranio impoverito, hanno atterrato, rifornito e ridecollato da tratti preselezionati di autostrada a ridosso dei confini russi e questi si chiamano rischiaramenti di guerra; in Mar Nero, è entrata una squadriglia di cacciatorpediniere lanciamissili dell’US NAVY, che sta operando dai porti romeni, benché Putin abbia avvertito che mai quel mare diventerà un lago della NATO. In Mediterraneo, Il cacciatorpediniere USS Raleigh, DDG107, ha tagliato brutalmente la rotta di una nave militare russa, accusandola e sparando poi una bordata di fesserie che la foto qui sotto sconfessa. In Siria, gli F-18 decollati dalla USS Truman, hanno interrotto il bombardamento dei terroristi (amici loro) da parte dei Sukhoi, ma i russi non sono sprovveduti e hanno solo atteso che i Top Bum tornassero alla nave per finire il lavoro. In tutto questo arroventare l’aria da parte di quel diavolo di Obama c’è, però, un paio di problemi: Che nella NATO, non più difensiva, siamo “costretti” a starci e gli diamo alloggio e che se qualcuno commette l’errore fatale la guerra americana sarà fatta con il culo nostro. Nella migliore delle tradizioni. Trump, per favore, si sbrighi! W San Marco, W San Giorgio ! Indipendenza Noi Veneto – Noi Veneto Indipendente #Russia#SanzioniVeneto Articoli PDL 149 – Referendum per l’Indipendenza del Veneto 27/06/2016 admin Lascia un commento P.D.L . 149 – Il Testo del Progetto di Legge INDIPENDENZA NOI VENETO Articoli “Venexit , l’indipendenza va avanti”. 23/06/2016 admin Lascia un commento Memento Audere Semper, con la ferma determinazione di questa massima che ci ricorda d’osare sempre, oggi in Consiglio Regionale grazie al fattivo appoggio dei Consiglieri Regionali Finozzi, Sandonà, Montagnoli, Michieletto e con l’avvallo del Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti ed il consenso di Zaia ha preso vita ufficialmente il nuovo Progetto di Legge N°149 che vuole riproporre con nuovi termini il Referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto, il tutto grazie alla spinta del Comitato Veneto Indipendente, comitato trasversale di cui fanno parte soci dei movimenti Lega Nord-Liga Veneta, Indipendenza Noi Veneto, Europa Veneta, e di molte associazioni culturali tra cui ricordiamo Raixe Venete, Pasque Veronesi, i Giovani Padani ed altre, i cui rappresentanti erano tutti presenti oggi in regione. Qualcuno potrebbe obiettare che una proposta di legge simile ( Legge 16) nel 2015 è già stata “bocciata” in quanto dichiarata “incostituzionale”, in realtà purtroppo ciò che c’è di NON legale in Italia è quella politica “Romanocentrica” che di fatto sta impedendo al popolo d’esercitare un suo sacrosanto diritto che si chiama DEMOCRAZIA. Proprio oggi in Inghilterra si sta svolgendo un referendum, meglio conosciuto come Brexit, sempre in Scozia , si è tenuto l’anno scorso il Referendum per verificare se il popolo Scozzese volesse diventare Indipendente. Per quanto anche in questi casi vi siano spinte e controspinte affinché i quesiti prendano determinate pieghe, è innegabile che l’esercizio della democrazia è considerato di fondamentale importanza. Mark Twain in una sua massima scriveva cosi: Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare; Evidentemente il Voto del Veneto, dei Veneti per il Veneto Indipendente “Conterebbe” e questo terrorizza i palazzi del potere, sia quello politico che finanziario ed è proprio per questo che gli stessi cancellano il diritto alla democrazia di fatto diventando “dittatura” impedendoci la nostra opportunità che oggi chiameremo “Venexit”. Jhon Adams, secondo presidente degli stati uniti ebbe a dire: Ci sono due modi per conquistare e sottomettere una nazione ed il suo popolo. Uno è con la spada, l’altro è controllando il suo debito”. Il Veneto Indipendente non potrebbe essere controllato per il suo debito, in quanto il Veneto NON produce debito, uno stato libero da catene economiche, come quelle che impongono la trilaterale la UE e la BCE potrebbe essere un problema per chi sta cancellando le sovranità nazionali, le identità dei popoli e le diversificazioni delle culture. Per quello che ci riguarda Indipendenza Noi Veneto, perseverantemente sarà sempre alla ricerca della Libertà e della democrazia, quindi non ci fermeremo. Ecco il comunicato ufficiale della regione Veneto: “Vuoi che il Veneto sia uno Stato indipendente e sovrano?” E’ questo il quesito al quale potrebbero rispondere i Veneti, inserito nella proposta di legge n. 149 sul Referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto, già presentata alla Presidenza del Consiglio lo scorso 27 maggio a firma dei Consiglieri Finozzi, Sandonà, Montagnoli e Ciambetti. Il Pdl è stato presentato stamane a Palazzo Ferro-Fini. “Se il Veneto con il suo prodotto interno lordo dovesse apparire fra le 28 nazioni che compongono l’Europa – ha detto il Consigliere Marino Finozzi – si troverebbe a metà classifica, pari a paesi come Ungheria, Finlandia e Portogallo. Per chi ci accusasse di essere un popolo poco numeroso, faccio notare che una decina di paesi europei sono numericamente inferiori al Veneto. ”Ed ha ricordato come il debito pubblico dal 2015 sia arrivato a 2.230 miliardi di euro, a fronte dei quali “gli enti locali partecipano in un’azione di risanamento, pur non ricevendo benefici.” Il Presidente del Consiglio, il leghista Roberto Ciambetti ha esordito – “Il Venexit potrebbe essere un percorso praticabile, come successo già in altri paesi (vedi Scozia e Catalogna)” – ed ha aggiunto – “è importante spiegare ai veneti che è possibile che loro stessi prendano decisioni sul proprio futuro. Il referendum porti a decidere, anche con visioni diverse, se rimanere o meno nello stesso condominio e continuare a partecipare alle spese condominiali in maniera abnorme rispetto agli altri condòmini”. Quello che in sostanza cambia, è che adesso la Corte Costituzionale ha lasciato aperto un varco, grazie alla Legge Regionale 15 in materia di autonomia. Palmarino Zoccatelli Presidente del Comitato Veneto Indipendente si è soffermato a parlare delle ragioni storiche del “diritto di rivendicare l’indipendenza, partendo dal fatto – ha detto – che l’Italia di oggi è sorta dall’usurpazione del 1861 dopo aver aggredito ed inglobato gli Stati legittimi della Penisola”. Il Consigliere firmatario Alessandro Montagnoli si è soffermato invece sulle riforme del governo Renzi che ha definito “governo assolutamente centralista che leva i servizi al cittadino”. Ed ha aggiunto che “è necessario sostenere il mondo dell’economia veneta, il lavoro, i servizi importanti ed il popolo veneto”. Fra gli interventi anche quello del consigliere Lista Zaia firmatario Luciano Sandonà che nel suo intervento ha sottolineato come questa proposta di legge sia “la massima espressione di democrazia”, rifacendosi a quanto accaduto in Inghilterra in epoche passate. “La Magna Carta precursore del referendum scozzese, ha portato il popolo a decidere del proprio futuro. I segnali di rottura e condivisione di un percorso di indipendenza del Veneto ci sono tutte, anche dando uno sguardo alle ultime vicende elettorali”. DURI AI BANCHI ! Noi Veneto Indipendente – Indipendenza Noi Veneto #indipendenzaVeneto Navigazione articoli 1 2 … 35 Successivo → News “indipendenti” venetostoria.com Un popolo NON si ferma ! SparxStudios Iscriviti alle Newsletter Privacy e termini di utilizzo Email Address First Name Last Name * = campo richiesto! powered by MailChimp! Accedi con Facebook agosto: 2016 L M M G V S D ? Lug 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 I movimenti Uniti per l'Indipendenza del Veneto Tweets di @NoiVenetoI SEGUICI : Indipendenza è libertà. Ricerca per: Articoli recenti La Catalogna sfida Madrid L’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO VENETO TRA DIRITTO INTERNAZIONALE E DIRITTO INTERNO Il presidente della Russia Vladimir Putin ha firmato la legge della proroga dell’embargo alimentare fino alla fine del 2017 in risposta alle sanzioni dell’UE. Archivi Archivi Seleziona mese luglio 2016 giugno 2016 maggio 2016 aprile 2016 marzo 2016 febbraio 2016 gennaio 2016 dicembre 2015 novembre 2015 ottobre 2015 settembre 2015 agosto 2015 luglio 2015 giugno 2015 maggio 2015 aprile 2015 marzo 2015 febbraio 2015 gennaio 2015 dicembre 2014 novembre 2014 ottobre 2014 settembre 2014 agosto 2014 Meta Accedi RSS degli articoli RSS dei commenti WordPress.org Pagine Chi Siamo Cookie Donazioni GRAZIE Iscrizione NVI Giovani O.D.G. AI COMUNI VENETI Privacy Tribunale Veneto Noi Veneto Indipendente : Veneti Indipendenti, Liga Veneta Repubblica, Veneto Stato, Progetto Nord – Est, Tea Party Veneto e Pro Veneto. Noi Veneto Indipendente Corso Vittorio Emanuele 99 - Adria - (RO) C.F.90017370298 Orgogliosamente motorizzato da WordPress Close cookie popup Questo sito utilizza cookie tecnici e analitici, anche di terze parti, e consente l’invio di altri cookie di terze parti. Per ulteriori informazioni o per negare il consenso, a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui.

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